SCENARIOnews - N° 2 - febbraio 2006

Il retrogusto della denuncia
intervista a Sara Sole Notarbartolo (Taverna Est)
di Marta Porzio

Taverna Est e lo spettacolo ’O Mare nascono insieme: la compagnia si forma infatti intorno al lavoro per lo spettacolo che ha partecipato alla scorsa edizione del Premio Scenario ed è arrivato nella rosa dei tre segnalati. Compagnia e spettacolo nascono al Damm, uno spazio occupato nella Napoli dei vicoli e del mai abbastanza noto degrado: una breccia d’aria (è in un parco pubblico) e d’incontro possibile che ha ospitato e dato inizio ad altri percorsi di particolare libertà creativa.
’O Mare parla cinque lingue diverse ma racconta chiaramente di emigrazione, di amore e rapporti di potere, di sogni e ostinazione, di burocrazia e complicità disperata. I personaggi maschili provengono dai quattro punti cardinali del mondo, l’unica donna è sorda, si esprime nella lingua dei segni, perciò proviene da tutti i posti, e da nessuno. È una piccola comunità di artisti di strada, unita dalla mannaia della clandestinità e dal desiderio del mare. Sara Sole Notarbartolo, drammaturga (scrive per il teatro dal ’93), un giorno al Damm ha davvero incontrato i personaggi del testo, perciò ha deciso di metterlo in scena. Ce lo racconta lei stessa:

Quando scrivo vedo proprio le facce, se sono fortunata poi incontro i personaggi. Gli attori di ’O Mare sono realmente stranieri e artisti di strada, per cui nella loro vita si trovano continuamente a fare i conti con permessi vari, controlli… i problemi che avevo pensato per i personaggi sono insomma i loro stessi problemi.
Nello spettacolo per esempio c’è molto la dimensione del correre, correre sempre, anche suonando, cantando, perché non c’è mai tempo: c’è sempre la polizia che arriva. Questa cosa è vera, nel senso che loro quando fanno spettacoli in strada rischiano molto. Lì vedi la purezza… sono potentissimi su questo. Fanno acrobazie e giocolerie in scena come sono abituati a fare in strada, con la stessa tensione. In una delle prime prove c’era un sacco di roba in scena e gli ho detto “state facendo uno spettacolo e all’improvviso arriva la polizia, dovete sgomberare la scena nel minor tempo possibile”, ci hanno messo mezzo secondo… non c’era più niente, ma come hanno fatto…
Abbiamo fatto anche tutto un lavoro di documentazione sulla Legge Bossi-Fini. Nello spettacolo ad un certo punto viene detta una cosa che sembra una battuta, nessuno capisce che invece è vera, è nel testo di legge: puoi essere cacciato dall’Italia per “libertà sessuale”. Abbiamo chiesto a vari avvocati di cosa si tratta, nessuno lo sa bene, è semplicemente uno di quei cavilli per cui quando proprio gli stai antipatico ti espatriano, è una cosa ridicola e assurda. Abbiamo indagato anche sui Cpt (Centri di permanenza temporanea), sono veri e propri luoghi di detenzione senza reato, ti mettono lì perché devono decidere cosa fare di te e grazie alla Bossi-Fini puoi rimanerci anche tre mesi, mentre prima più di un mese non potevano trattenerti. Per tre mesi sei isolato, non può entrare nessuno, non sai cosa sarà di te, a volte non parli la lingua…
Questo lavoro di documentazione non arriva direttamente al pubblico perché ’O Mare, per quanto nasca dalla realtà, è uno spettacolo di fantasia, cioè se diamo dati di vera e propria cronaca, nel frattempo cantiamo. La nostra ricerca deve arrivare come un retrogusto, il pubblico deve recepire la nostra denuncia senza neanche accorgersene. Alla fine dello spettacolo io ho la coscienza che ho detto che in Italia esistono queste cose, e i ragazzi anche lo sanno bene.

Come definisci la tua drammaturgia?

Credo che la mia drammaturgia faccia lo sforzo di essere “contemporanea veramente”: non ho paura di fare cose già fatte, non ho l’esigenza di fare cose assolutamente nuove, semplicemente credo nella bellezza, nel suo potere guaritore. Credo che il teatro è un mezzo per la bellezza, non mi importa essere intellettuale a tutti i costi, non mi interessa essere commerciale… l’importante è che mi incanto. Poi quando fai drammaturgia e anche regia le cose cambiano, per esempio ’O Mare è nato come testo, incontrando i ragazzi sono cambiati i linguaggi: è diventato albanese, argentino, veneto, napoletano, abbiamo scoperto la LIS [lingua italiana segni, N.d.R.], quindi è cambiata proprio la scrittura; in questo è una drammaturgia molto attiva. Credo che se non facessi anche regia non sarei in grado di scrivere per il teatro, perché c’è un senso del ritmo che impari soltanto lavorando nello spazio, col tempo, con gli attori.

Perché ’O Mare?

Perché questi cinque artisti clandestini, senza permesso di soggiorno, cercano di raggiungere a tutti i costi il mare: pensano che al mare non ti cacciano via, se lo raggiungi non ti possono fare più niente, è come una terra promessa. Tra loro si crea una piccola comunità, una specie di famiglia, e nascono dei problemi. Stanno insieme per disperazione e per amore, non potrebbero stare separati. C’è però una grande competizione, ad un certo punto la dinamica del potere, da cui fuggono, entra nel gruppo. E da lì nasce un po’ tutto.

Cosa ha significato per voi partecipare al Premio Scenario?

Scenario è una grande opportunità, ti dà la possibilità di farti vedere e di confrontarti anche con professionisti, quindi avere conferme o meno a quello che stai facendo, e di questo sono molto grata a tutte le persone che ho incontrato. La cosa bella è proprio il confronto con la giuria: non è che quando fai lo spettacolo fai un esame, ti trovi a parlare con persone competenti, ed è difficile trovarle…
Il problema di Scenario è economico. Per esempio partecipare significa lavorare in un tempo molto dilatato, perché a dicembre abbiamo passato la prima selezione, a marzo la semifinale ed abbiamo dovuto aspettare giugno per poter andare in scena. Abbiamo poi debuttato a Roma il 1 ottobre, praticamente dopo un anno di lavoro, il che per chi vive di teatro è un problema: siamo arrivati al debutto con i debiti.
Scenario ti dà la possibilità di fare grandi tappe in festival che altrimenti difficilmente ti prenderebbero, ed è una cosa bellissima, però ti danno poco; noi siamo sette e anche solo per spostarci la spesa è enorme, per non parlare di tutto il lavoro che c’è da fare dopo per la distribuzione… Dal punto di vista economico partecipare a Scenario è una fatica in più, almeno per i gruppi come il nostro. Scenario ti permette di continuare a lavorare ad un livello superiore, il che significa che migliorano i benefici ma aumentano anche gli ostacoli a livello burocratico per esempio. Si potrebbe dare un po’ meno ai vincitori e dare un incentivo economico anche ai finalisti, credo sarebbe meglio. [In seguito alla realizzazione di questa intervista si è definita la collaborazione produttiva de I Teatrini di Napoli, impresa teatrale socia dell’Associazione Scenario, che si occupa attualmente della distribuzione dello spettacolo, N.d.R.].

E per il futuro?

Con ’O Mare si è creato un gruppo forte, quindi stiamo scrivendo con gli stessi personaggi. Ho chiesto ai ragazzi di fare un lavoro sul conflitto, partendo dalle origini: loro stanno facendo un lavoro di ricerca con le madri, i fratelli… cose che riguardano la propria nascita. Mi portano tutto questo materiale e io scriverò.

Taverna Est
Sara Sole Notarbartolo cell. 339 6614483
Giulio Barbato cell. 329 9826876
e-mail: tavernaest@yahoo.it

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