SCENARIOnews - N° 2 - febbraio 2006

Cerimoniale crudele per una vittoria meritata
riflessione di Nicola Viesti

Il nuovo teatro pugliese comincia ad affermarsi caratterizzandosi con la decisione di un “ritorno in patria” all’insegna del professionismo, dopo necessarie permanenze altrove ad acquisire esperienza, e con un proprio linguaggio fondato su di una ricerca drammaturgica che pone il testo come elemento portante della rappresentazione. Un testo quasi sempre originale scritto su misura da giovani artisti col proposito di cimentarsi anche nella sua interpretazione. Un teatro, quindi, che pone prioritariamente la consapevolezza, la concretezza di ciò che vuole esprimere, poco propenso alle suggestioni della visione o alla potenza delle immagini e tutto teso allo sforzo di produrre anche emozione con la sola forza delle parole. Sfiorato raramente dalla necessità di utilizzare il dialetto, tende ad assumere un carattere poco vincolato alla terra di origine anche se qualche volta non si sottrae a raccontarne le vicende. Una scena che rivela accentuati individualismi ma che, da qualche tempo, si sta sorprendentemente aprendo alle più varie collaborazioni con un continuo travaso di conoscenze ed un necessario e proficuo confronto. D’altronde ciò che accomuna i vari protagonisti è la coscienza di essere tutti più o meno degli autodidatti, bisognosi pertanto di arricchire le singole esperienze con un lavoro in comune o, cosa affatto rara, intensificando le possibilità di lavorare dappertutto, possibilmente cercando maestri nei più affermati artisti di appena una generazione superiore alla loro.
Il deficiente, lo spettacolo che ha meritatamente vinto l’ultimo Premio Scenario, può essere preso come paradigma di una tendenza che promette ulteriori e cospicui sviluppi. Interpretato dai bravi Gianfranco Berardi, Gaetano Colella, Pietro Minniti e Francesca Russo e prodotto con la collaborazione di una sigla “storica” come quella del Crest, la messa in scena conferma la primaria importanza della costruzione testuale che questa volta parte, in maniera spiazzante, da dati autobiografici. Gianfranco Berardi, che ne è l’autore con Colella, fa i conti con il proprio handicap, la cecità appunto, per immergere in una realtà non priva di elementi “crudeli” tre fratelli - di cui uno appunto cieco, “il deficiente” dispotico e autoritario – nel chiuso claustrofobico di un appartamento. Piccole ossessioni, gesti quotidiani emblematici, un rapporto di sudditanza reciproca ed accettata scandiscono il trascorrere di un tempo rarefatto più idoneo ad un ripetitivo cerimoniale che non alle pulsioni della vita reale. Un equilibrio sul disequilibrio dunque che è messo in crisi dall’arrivo dell’elemento femminile, una misteriosa ragazza presentata come la fidanzata del cieco che contribuirà a scardinare sicurezze ed affetti. Il deficiente avrebbe potuto prendere strade durissime e violente, peraltro più volte accennate, ma Berardi e Colella preferiscono, come in tutto il teatro attuale pugliese, smorzare i toni quando essi si fanno troppo accesi e confidare in una via di mezzo tra realtà e immaginario che non colpisce allo stomaco ma tende più al disorientamento, a piccoli slittamenti di senso. Così riescono ad affermare una dose di enigmatica ambiguità che risulta assai utile ad allontanare dal realismo la rappresentazione consentendole, senza particolari forzature o clamori, di essere pienamente convincente e matura tanto da assicurarsi un premio come Scenario.

Gianfranco Berardi - Gaetano Colella
via Matteotti,30 - 74012 Crispiano (TA)
tel. 099 612934 cell. 349 1845020
e-mail: info@lindberghteatro.it

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