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2017 16a edizione
 

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---L’isola

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---Da dove guardi il mondo?

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capitolo I Il litigio

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---Senza famiglia

>> Barbara Berti
---Bau#2

>> Rosenkreutz Studio
---Body Begs Water

>> Bottega di Mastro Porpora
---Anna

foto © Stefano Vaja

>> tournée
>>rassegna stampa

Barbara Berti (Bologna)
Bau#2
dalla serie BAU - Coreografia del pensare

Selezione Scenario

concetto, coreografia, danza, testo Barbara Berti
dramaturg Carlotta Scioldo
assistente luci Liselotte Singer

BARBARA BERTI
via Arcoveggio, 44 - 40129 Bologna
cell. 392 3174873
barbaratopi@gmail.com
barbaratopi.wordpress.com

 

spettacolo vincitore ex aequo Premio Scenario 2017

Motivazione della Giuria
Colpisce la capacità di creare un linguaggio scenico nel quale la fisicità e il lavoro sul corpo creano la parola definendo un’identità artistica innovativa e originale. Il rigore del processo di ricerca, che si nutre anche di pratiche meditative e rituali, definisce una coreografia ipnotica e coinvolgente, un vero e proprio risveglio del corpo, creato da pattern e composizione in tempo reale. Barbara Berti esplora con consapevolezza lo spazio scenico e l’interazione con il pubblico.

Lo spettacolo
Per essere un individuo integrato deve essere identificato con il proprio corpo e con la propria parola. Per raggiungere questa integrazione occorre cominciare con l’essere il corpo – tu sei il tuo corpo. Ma le cose non finiscono qui. Bisogna finire con l’essere la parola. Ma la parola deve venire dal cuore”.
Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo

BAU#2 si basa su una ricerca che dialoga sia con la parte più istintiva dell’uomo, con il suo subconscio, sia con la percezione cosciente della realtà.
Tale ricerca, iniziata nel 2013, ha dato vita a un metodo di lavoro applicato alla danza e alle arti performative, centrato sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori in una sorta di interazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori. Una pratica trasformatasi nel tempo in una precisa cifra stilistica, che pone al centro dell’indagine il pubblico come necessaria e imprescindibile polarità dell’atto performativo.
BAU#2 prosegue la ricerca, studiando più in profondità e in termini performativi i processi che intercorrono tra pensiero e percezione quando accadono in uno spazio condiviso; e come questi possono tramutarsi in una esposizione fisica, sia in chi li agisce sia in chi li osserva.
In particolare, BAU#2 vuole essere il terreno di verifica di uno stato mentale che permetta al corpo di muoversi in una specifica frequenza, al confine fra razionalità e inconscio, trovando il ritmo e la condizione che consenta al performer di attivare e incorporare un possibile equilibrio tra pensiero e percezione. Una pratica, ancora una volta, che tende a risolversi in un vero e proprio codice coreografico finalizzato alla creazione.
Il processo creativo si basa sullo sviluppo di pratiche che tendono a espandere la “Coscienza del corpo” e la “Coscienza della mente”, muovendosi dal rituale al performativo. Tali pratiche: “Meditazione del pensare”, “Meditazione del corpo”, “Meditazione della voce” generano specifici stati che creano una presenza performativa e uno specifico linguaggio coreografico. Contemporaneamente il processo si alimenta delle connessioni con alcune teorie sui processi mentali e fisici trattati in bioenergetica (Lowen). Tale creazione prende forma, si alimenta e modifica nell’incontro con il pubblico. Gli elementi parola, voce, corpo e luci creano una coreografia tra il visibile e l’invisibile, il materiale e l’immateriale.
BAU#2, in definitiva, è un movimento rituale.


La compagnia
Barbara Berti è danzatrice e coreografa. Nasce a Bologna e lavora tra l’Italia e Berlino. Dopo una formazione come graphic designer, si è avvicinata alla arti performative collaborando con performer e danzatori come Judith Seng, Tino Sehgal, Gabi Schilling e Isabelle Schad. Contestualmente ha sviluppato una propria dimensione autoriale nella danza contemporanea, elaborata in un personale linguaggio coreografico grazie al contributo di discipline ibride quali instant composition, body-mind centering, meditazione e contact improvisation. Nel 2014 vince il premio giuria del festival 100° Berlin con I am a shape, in a shape, doing a shape, selezionato nella versione italiana alla Vetrina-GDA 2016. Dal 2016 è un’artista sostenuta da TIR Danza.


 
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