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2013 14a edizione
 

>> Thon Gu
----Biscotti Integrali Per La Libertà

>> Serena Di Gregorio
---- Cinque agosto

>> Silvia Costa e Giacomo Garaffoni
---- Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra

>> Elisa Porciatti
----Ummonte

>> Valerio Malorni
----L'uomo nel diluvio

>> nO (Dance first. Think later)
---- trenofermo a-Katzelmacher

>> Collettivo InternoEnki
----M.E.D.E.A. Big Oil

>> Fratelli Dalla Via
---- Mio figlio era come un padre per me

>> Anita Otto
---- Boy Disappears

>> Ilaria Dalle Donne
----alice disambientata

>> Beatrice Baruffini
---- W (prova di resistenza)






foto © Marco Caselli Nirmal

>> tournée

>>rassegna stampa

>> photo gallery di © Marco Caselli Nirmal

>>audio-intervista di Michele Pascarella

 

nO (Dance first. Think later) (Roma)
trenofermo a-Katzelmacher


ideazione Dario Aita
coreografie Elena Gigliotti
interpreti Diletta Acquaviva, Emmanuele Aita, Giuseppe Amato
Lucio De Francesco, Damien Escudier, Marcella Favilla, Flavio Furno, Melania Genna, Elena Gigliotti, Giovanni Serratore
costumi Giovanna Stinga
consulenza e realizzazione scene Paola Castrignanò
consulenza tecnica audio/video Ludovico Bessegato

Dario Aita
via Emilio Albertario, 11/a - 00167 Roma
cell. 333 7837623
aitadario@gmail.com


 


 

segnalazione speciale Premio Scenario 2013

Motivazione della Giuria
Fermo a Katzelmacher, in un sud che è magma di province e dialetti, c’è un treno che non parte, metafora di un’attesa consumata fra indolenza, sogni a buon mercato, kitsch di canzoni neomelodiche, vitalità bloccata in un eterno ralenti. La compagnia nO (Dance first. Think later) sceglie la sfida di un lavoro collettivo per portare in scena una pluralità disordinata di voci, attitudini, fisicità eccessive e debordanti che sono specchio di spaccati sociali osservati con attenzione. Una tensione sempre pronta ad esplodere si catalizza nell’arrivo dello straniero e si blocca su un motorino che non parte, prima di ogni corsa possibile.

Lo spettacolo


Venti occhi. 10 teste. 9 cafoni, e uno straniero. 4 tasci, 4 zendraglie, e nu marruchino. Si riconoscono sul loro sempr’eterno, sempr’arrugginito
marciapiede. bar. Sotto casa. Non hanno una città, la vivono. In modo parassitario, ma non lo sanno. E per l’esattezza, questo ammasso di case in cui sono nati, si estende orrendo da
Adelfia Capurso Casarano Manduria Torre Paese Rione Terra Afragola Filadelfia Sant’Elia Cetraro Verbicaro Maida San Vito sullo Jonio Santa Flavia San Cipirello Castellana Sicula Petralia Soprana Roccamena Partanna Campobello di Mazara eccetera eccetera
a: nuova destinazione.
Purché: si abballi.
E il cuore mantenga il bum-bum dignitoso di sempre,
aspettando sulla ferrovia che non c'è il treno che porterà all’euforia. Il trenoFERMO.
Alla discoteca.
9 ragazzi, in una città indefinita con stazione e binari annessi, sconnessi e
connessi con il loro linguaggio - di scunciglie, parolacce, bestemmie, e amore - 9 ragazzi, quindi,
incontrano un marocchino.
Che parla francesismi int’ o rione.
E nel rondò di sfottimenti, violenza, e tradimenti,
si muovono questi avanzi di città,
partoriti a muscoli, calcio, carne, karaoke, sangue, balli e katzelmacher.
La trama è facilissima nei fatti, incomprensibile nei motivi che la mandano avanti (e indietro).
Storia di motorini, poste, amori, ragazze madri, legnate, bastunate, sogni.
Perché anche al confine con la desolazione totale dell’essere,
c’hanno diritto pure loro,
ai sogni.
Sogni facili.
Nelle camerette con poster di neomelodici.
E quando meno poi ce lo aspettiamo,
si scoprono i volti,
sotto i caschi sporchi,
e hanno occhi grandi,
tutti,
belli e grandi,
e scrivono poesie che non conoscono e non immaginano di avere dentro.
Il sud. Il sud che è niente. Che siamo noi. Per davvero.
E parliamo al plurale. E ci siamo scelti.
Venti occhi. 10 teste. 9 teste brutte. E una marocchina.
Tutto attraverso i suoi occhi. Occhi sporchi di terra straniera.
Che hanno paura e fanno paura.
Che aspettano ’o sule e trovano ’u sangu. E l’amuri.
Un amuri diverso come lui. L’amuri che ci rende uguali.


La compagnia

Il gruppo nO (Dance first. Think later) è originariamente formato da giovani attori diplomati presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova.
Dalla frequentazione e dall’esperienza condivisa negli anni di studio è maturato il desiderio di continuare a incontrarsi e a incontrare altri artisti per lavorare creativamente sul linguaggio performativo contemporaneo e sulle pratiche del corpo e della parola anche come occasione di ricerca e crescita personale. Nel 2010 con Claudia Monti è nato il primo lavoro, Ballata della necessità, prodotto dall’associazione Vera Stasi (Tuscania). Il secondo spettacolo, Non vedo l’ora!, è stato realizzato nel 2011 ed è distribuito dall’associazione Arbalete (Genova). Nel 2012, lo spettacolo Ciaulatothemoon#studio è vincitore alle selezioni del Napoli Fringe Festival, e debutterà a Napoli nel 2013.
Da poco, nO desidera incontrare talenti sparsi, ingrandirsi, mescolarsi.
Diventare un progetto plurale: siamo pronti. In autunno del 2012 inizia a muoversi trenofermo.


 
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