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Compagnia del Pappicio (Milano)
’A noce

progetto di e con Barbara Apuzzo
con la collaborazione
della Bottega dell’Attore-Autore
coordinamento registico
Edoardo Favetti

Barbara Apuzzo
via Ugo La Malfa, 12
Opera (MI)
tel. 02 57604073
cell. 333 1027034
flyfrog76@hotmail.com
 

Menzione Speciale Premio Ustica per il Teatro 2005

Motivazione della Giuria

Barbara Apuzzo, autrice e interprete di ’A noce , regala l’emozione di un racconto ironico e toccante, lucidissimo e spiazzante. Attraverso gli occhi di un piccolo animaletto autobiografico, il pappicio, la protagonista ci conduce dentro il suo mondo, racchiuso come in una noce nei limiti della disabilità, per spalancarlo alla rivelazione di un modo inatteso di vivere e guardare la diversità, e di pensare il teatro.

 
’A noce

Esiste un mondo. Un mondo dove risate e lacrime vanno a braccetto.
Un mondo che nasce in una noce. E in questa noce si dibatte una vita. Una vita che vuole uscire, una vita che vuole vivere, una vita che vuole volare... una vita che ride...
L’idea nasce una sera. Una sera come tante altre, di quelle sere in cui ci si trova con gli amici a parlare, in tutta serenità. Una sera come tante altre, sì... ma con un panorama speciale di fronte... Il Vesuvio, il mare... Napoli, in tutta la sua bellezza.
Ecco, lì, in quella circostanza, mentre stavo finendo di mangiare una pizza, un amico si rivolge a me, con un detto partenopeo: «Ah guarda, ’o pappece dicette alla noce: Damm’ o tempo ca te spertoso».
Un pappicio è un animaletto molto piccolo, nero, con le zampe corte, lento… insomma, un verme…
Un piccolo verme, lento anche mentre mangia. Vive all’interno della noce, e si nutre del frutto. Intanto si rende conto che al di là del suo guscio esiste un mondo. Un mondo che è sinonimo di libertà, di un “fuori” mai visto. Un fuori che forse verrà conquistato, nell’idea del progetto, uscendo dalla noce, dal suo guscio. Guscio che molto lentamente viene scalfito in più parti, fino ad essere “spertusato”. Quando finalmente questo piccolo verme riesce a uscire dalla noce, dopo essersene cibato, dopo aver “rosicato” il guscio, diventa farfalla.
Diventa farfalla alla fine di un suo percorso, alla fine di una serie infinita di battaglie…
L’idea è che il pappicio, prima o poi, “spertoserà” la noce… è piccolo, ma crescerà… è lento, ma arriverà... Mi paragono a questo pappicio perché il suo percorso può essere raccontato con ironia. Mi paragono a questo pappicio perché il mio handicap fisico mi porta spesso a sentirmi in una gabbia, un guscio… protettivo… ma dal quale prima o poi se ne vuole uscire… e magari chissà, anche ridere del proprio percorso, delle proprie tappe… delle proprie difficoltà…
Lavoro su questo testo, scritto dalla sottoscritta, perché m’interessa sviluppare la relazione tra il concetto tempo/spazio e una persona, come me, che ha le sue diversità, i suoi handicap fisici. Da questa diversità, da questo handicap, forse potrebbe uscire un diverso modo di pensare il teatro.
Quello che tengo a sottolineare in questo progetto è che da un punto di vista “diverso” (e quando dico “diverso”, lo dico perché considerato tale secondo canoni di vita tradizionali), potrebbero venire fuori punti di vista “altri”, sul mondo, sulla sensibilità umana, sulla cosiddetta “normalità” dei “normodotati”.

Barbara Apuzzo
Nata a Palermo il 23 giugno 1976. Nel gennaio 1990 frequenta, presso le Scuole Medie Superiori, un gruppo extra-scolastico di recitazione teatrale, tenuto da docenti della scuola. Tale percorso terminerà nel giugno del 1994. Nell’ottobre 1996 frequenta un corso di recitazione tenuto dal Comune di Rozzano. Dall’ottobre 1998 frequenta la Scuola di recitazione Campo Teatrale di Milano. Fino al 2002 frequenta corsi di recitazione.
Dal 2003 a oggi frequenta un corso di scrittura tenuto da Gianluigi Gherzi, sempre all’interno della scuola. Nel luglio 2000 lavora come assistente alla regia per lo spettacolo E adesso che facciamo? tratto da Delirio a due di Eugene Ionesco, a fianco del regista Massimo Bologna. Nell’aprile 2000 frequenta il seminario tenuto dal regista Massimo Bologna sul Don Giovanni di Molière. Nel maggio 2001 frequenta il seminario tenuto da Claudio Morganti su Salomè di Oscar Wilde e a luglio frequenta il seminario tenuto da Laura Curino su “L’arte del narrare”.
Da ottobre 2001 a marzo 2002 lavora come aiuto regia allo spettacolo Catene, tratto da Porte chiuse di Sartre. Nel luglio 2002 frequenta il seminario tenuto da Mauro Maggioni su L’Amante, di Harold Pinter. Nel maggio 2004 frequenta il seminario tenuto da Claudio Morganti su L’ascolto, mentre a luglio frequenta il seminario tenuto da Gruppolimpido di Genova su La voce umana di Cocteau.

Edoardo Favetti
Nato a Milano il 13 gennaio 1975. Dopo una prima formazione nell’ambito della recitazione e della regia, ha lavorato presso varie strutture teatrali come attore, assistente alla regia, responsabile della promozione, responsabile tecnico (svolgendo anche mansioni da macchinista-attrezzista, elettricista e light-designer), organizzatore, responsabile del settore multimediale.
In particolare, a Milano, ha lavorato presso il Teatro Litta, la scuola di recitazione Campo Teatrale, il Teatro Guanella.
Come attore, ha preso parte a produzioni dirette, fra gli altri, dai registi G. Fabbrini, Fulvio Vanacore, Andrea Lisco, Corrado Accordino, Valentina Falorni. Come assistente alla regia, ha lavorato con i registi Corrado d’Elia e Cesare Gallarini. Come regista, ha diretto gli spettacoli La signorina Else di Schnitzler (Teatro Libero di Milano) e Strindberg’s Inferno, da Strindberg (Teatro Libero di Milano), di cui è stato anche attore; Il Marinaio di Fernando Pessoa (Festival estivo di Castiglione del Terziere, MS), L’uomo dal fiore in bocca e Sogno (ma forse no!) di Pirandello; In Vitro, di cui è co-autore.

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